OMEOPATIA e MEDICINA NATURALE

“Sono rimedi complementari e non alternativi alla medicina classica”

Omeopatia e medicina naturale

«MEDICINA naturale ed omeopatia non sono in contrapposizione alla medicina cosiddetta tradizionale. Non si tratta di rimedi alternativi, ma piuttosto complementari, che si integrano con la medicina classica».

Il dottor Roberto Rinaldini è specialista in medicina interna e al tempo stesso si è esperto di rimedi naturali e omeopatia. «Sgombriamo subito il campo da possibili equivoci. Ci sono cure che non possono essere sostituite. Penso al diabetico che ha bisogno dell’insulina o la persona priva di tiroide che deve assumere un farmaco. Ci sono invece casi nei quali si può intervenire con l’omeopatia e la medicina naturale senza rischi e con buoni risultati, migliori anche di quelli che si ottengono con i farmaci. Non c’è nulla di strano visto che da sempre la medicina ha attinto alle piante per trovare rimedi e tuttora la natura fornisce principi attivi per ogni genere di farmaco».

La Fitoterapia

La pratica terapeutica umana comune a tutte le culture e le popolazioni sin dalla preistoria, che prevede l’utilizzo di piante o estratti di piante per la cura delle malattie si definisce fitoterapia. «La fitoterapia è considerata una medicina alternativa o complementare nella maggior parte degli stati membri della UE e negli Stati Uniti, anche se alcune piante e soprattutto alcune frazioni di pianta sono riconosciuti e sfruttati anche dalla medicina scientifica tradizionale».

Il dottor Rinaldini in certi casi ritiene indicato ricorrere all’omeopatia. Il termine “omeopatico” deriva dalle parole greche “omoios” (simile) e “patos” (malattia). La medicina omeopatica, si basa sull’aforisma di Ippocrate “similia similibus curantur” che significa “il simile cura il simile”; principio che rende valide le vaccinazioni fatte a scopo preventivo. «Generalmente i rimedi omeopatici cercano di aiutare l’organismo in modo che riesca a far fronte alla malattia. La malattia, dal punto di vista omeopatico, è una salutare eliminazione di determinate tossine che hanno avuto modo di accumularsi nell’organismo. Tale processo dovrebbe essere aiutato e sorvegliato dal medico che, secondo l’indicazione ippocratica “primum non nocere”, non dovrebbe mai usare delle sostanze in grado di ostacolare questo lavoro di purificazione. Il medico omeopatico osserva la costituzione del paziente e ne indaga il passato ai fini di prevederne il futuro. Questo è il modo migliore per aiutare un individuo a liberarsi dalle eventuali negatività, siano esse ereditarie, acquisite dall’ambiente o frutto di disordini dovuti ad una vita non equilibrata».

Le intolleranze alimentari, cosa sono e come intervenire

«I problemi intestinali sono talvolta provocati dalle intolleranze alimentari, che provocano un accumulo di tossine. A provocare queste intolleranze, possono essere, ad esempio, gli additivi, come conservanti e coloranti: secondo una stima ogni persona ne ingerisce circa 3 o 4 chili all’anno e il risultato è quello di rendere acido l’intestino».

Intervenire sulle intolleranze alimentari vuol dire prima di tutto individuare i cibi che le provocano e poi depurare l’organismo. «Bisogna impostare una dieta corretta – prosegue il dottor Roberto Rinaldini – e poi favorire l’opera di depurazione dell’organismo con erbe e principi naturali. Sempre in questa ottica è consigliabile sottoporsi alla idrocolonterapia, che ha l’effetto di pulire l’intestino».

Le intolleranze alimentari fanno parte di un più vasto gruppo di disturbi definiti come reazioni avverse al cibo. Le intolleranze sono più comuni delle allergie. «Esistono diverse tipologie di intolleranze alimentari. Quelle enzimatiche sono determinate dall’incapacità, per difetti congeniti, di metabolizzare alcune sostanze presenti nell’organismo. L’intolleranza enzimatica più frequente è quella al lattosio, una sostanza contenuta nel latte; la forma più comune di intolleranza al grano è la celiachia; un altro esempio di intolleranza dovuta alla carenza di un enzima è il favismo. Le intolleranze farmacologiche si manifestano in soggetti che hanno una reattività particolare a determinate molecole presenti in alcuni cibi. In alcuni casi, infine, la reazione può essere dovuta ad alcuni additivi aggiunti agli alimenti».